STORIA DI SACCONAGO

Sacconago è un paese che è stato unito a Busto Arsizio con decreto voluto in epoca fascista e che ha posto fine alla millenaria indipendenza del comune e della comunità.

Parlare di Sacconago non è cosa del tutto semplice. Sulle origini del villaggio le notizie sono poche se non inesistenti.

Sta di fatto che il villaggio, evidentemente venutosi a creare fra il II secolo avanti Cristo ed il II secolo dopo Cristo, avendo mantenuto un toponimo con suffisso in -ago, deve ritenersi senza dubbio originato in epoca celto-romana, ossia da popolazione celtica romanizzata.

Legittimo dunque ritenere che Sacconago esista da 1.800-2000 anni almeno.

Il primo documento che parla indirettamente, sia pur esplicitamente, di Sacconago porta data 1115. Le prime vestigia storicamente databili al periodo in questione sono quelle della demolita chiesetta di San Donato, nella omonima Piazza. Tale chiesetta, ascrivibile attorno all'anno 1.000, venne  demolita. 

Altre notizie storicamente accertabili ve ne sono poche, sennonchè Sacconago compare nella lista dei paesi che portarono il loro aiuto a Busto Arsizio in occasione della peste del 1630, la famosa peste che, secondo la tradizione, fu arrestata dall'intervento della Madonna (la Madonna dell'aiuto) portata in processione 

Risale invece al 1488 il primo dato certo concernente il nome dei parroci che si susseguirono a Sacconago.
Eccone l'elenco:

 

1488 Pietro Crespi
1509 Marco De Lupi
1509 Antonio de Littis (Vicario)
1530 Paolo Bossi di Bienate
1565 Pietro Rechizelli
1565 Vespasiano Arrigoni
1601 Alessandro Toia
1605 Giovanni Maria Fascio
1626 Giovanni Antonio Crespi
1645 Gerolamo Somma
1648 Giovanni Coppa
1659 Giovanni ambrogio Florio
1675 Pietro Francesco Crespi
1692 Giovanni stefano Custodi
1709 Giuseppe Antonio Moiana
1745 Pietro Francesco Canavesi
1780 Antonio Rampezzini
1819 Luigi Giani
1854 Giuseppe Carera
1889 Ludovico Tamburini
1904 Antonio Marelli
1937 Franco Griffanti
1965 Sante Vigorelli
1997 Giuseppe Vegezzi (vicario)
1997 Luigi Caimi

2008 Giulio Bernardoni

 

 

La "Chiesa Nuova" è edificio piuttosto recente anche se di notevole pregio.

L'idea nacque dall'esigenza di un tempio di maggiori dimensioni che rispondesse all'accresciuta popolazione di fedeli Sacconaghesi. Nel 1904, il parroco Don Antonio Marelli si rivolse al Cardinal Ferrari, chiedendo di poter procedere alla fabbricazione della nuova chiesa, ma l'alto prelato gli consigliò di dare la precedenza alla costruzione dell'Oratorio maschile. Il progetto, perciò, rimase sopito per un ventennio, quando l'ormai non più giovanissimo don Marelli, i primi di febbraio del 1928, rinnovò la richiesta all'Arcivescovo, stavolta con successo. In un primo tempo si decise di ampliare la Chiesa Vecchia. Per far ciò, si rendeva necessario contattare i proprietari confinanti - le sorelle Gagliardi - per acquistare il terreno, ma l'impresa si dimostrò ardua, perche il prezzo dei terreni risultò troppo elevato. 

Venne così deciso di costruire una nuova chiesa grande e venne a tal fine prescelta l'area del vecchio cimitero. Il progetto fu realizzato dall'ing. Azzimonti e i lavori furono affidati alla ditta Carimati e Castiglioni di Busto. Si sa che il preventivo di spesa fu di allora lire 1.350.000.
La prima pietra fu finalmente posta il 13 agosto 1928, alla presenza di Mons. De Giorgi, al termine di una lunga processione diretta al cimitero vecchio.

La prima messa fu celebrata da Don Marelli nel 1932 ma la consacrazione ufficiale fu fatta dal card. Schuster il 24 settembre del 1933, come risulta anche dalla lapide apposta sulla facciata della chiesa. In seguito vennero svolti numerosi lavori di miglioramento e decorazione, ultimi dei quali, recenti, il completamento delle porte e dei relativi decori. Il campanile venne completato solo nel 1946, portando l'altezza complessiva della maestosa torre a 50 metri.

 

La “Chiesa Vecchia”. Le notizie sull'esistenza di una rettoria (anticipatrice della futura parrocchia) risalgono alla fine del XIV secolo, in quanto il repertorio fiscale del 1398 (Notitia Cleri Mediolanensis) parla già di una "cappella de Sachonago", ed è sicura la presenza di un rettore già nel 1402. Di tale chiesa Medioevale si son trovate tracce nei recenti ed ancora in corso lavori di restauro. Di certo si sa che la predetta chiesa medioevale era più piccola dell'attuale. Era costituita da una aula unica ed era affiancata dal cimitero che la circondava sul lato dell'attuale piazza Noè e davanti alla porta di ingresso, approssimativamente all'altezza dell'attuale sagrato. Attualmente, comunque, rimangono pezzi dell'antico edificio, e, in particolare, l'attuale sagrestìa, che, nell'originaria chiesetta medioevale, rappresentava il presbiterio. Nel 1582 S. Carlo Borromeo fece visita pastorale a Sacconago e, come d'uso, stese una relazione. In merito allo stato della chiesetta medioevale si legge che è "fomicata et dealbata" cioè con soffitto a volta e imbiancata. In occasione della relazione di una ulteriore visita pastorale del 1597 venne scritto che la cappella maggiore "est tota fomicata e picta figuris" ossia con il soffitto a volta (che, ovviamente non era cambiato come tale) ma dipinta con figure. Il che significa che fra il 1582 e il 1597 fu realizzata una decorazione pittorica della volta dell'abside. In occasione della visita del card. Pozzobonelli, nel 1753, l'alto prelato dispose che le pareti fossero tinte di bianco per renderle più chiare, e così le pitture vennero coperte.

Fortunatamente, però, con idoneo e paziente restauro, sono state interamente o in gran parte recuperate.   Durante i lavori di scavo  sono emersi  resti importanti. In particolare, oltre alle grandi tombe fatte costruire dalle famiglie più in vista del paese nel corso dei secoli, e che sono sparse su quasi tutta la superficie della pavimentazione della attuale chiesa, sono state dissotterrate due tombe risalenti alla antica rettoria medioevale e sono state rinvenute moltissime ossa nell'area, attualmente coperta dalla Chiesa, e che un tempo era adibita a cimitero. Degna di nota la tomba contenente gli scheletri di una giovane donna, stimata attorno ai 15 anni, che abbraccia un bambino di circa un anno. Legittimo ritenere possa trattarsi di una giovane mamma e del proprio bambino, morti, per chissà quale causa, contemporaneamente. In questi ultimi anni sono stati effettuati cospicui lavori per recuperare la parte pittorica rimasta con le fondazioni dell’antica chiesa medioevale.

 

Chiesetta della Madonna in Campagna. Secondo A. Spada, di una cappelletta ubicata ove oggi si trova la Madonna in Campagna si avrebbe traccia prima del 1561 ma doveva esser ben poca cosa, forse una semplice cappella votiva. La chiesetta-oratorio attuale viene menzionata per la prima volta da monsignor Costantini, visitatore della pieve di Busto, nell'anno 1704, che lo definì "nuovo", quindi, probabilmente edificato da pochi anni. La chiamò col titolo di 'santa Maria dei sette dolori '. Dal resoconto delle disposizioni che diede, emergerebbe un uso decisamente occasionale.

L'edificio, in origine non consacrato, ma soltanto benedetto, venne decorato con un dipinto della Pietà.     

 

Si dice, nel medesimo resoconto, che sul lato sinistro della facciata vi era una campana retta da pilastri in mattoni. L'attuale portico, antistante la facciata, venne realizzato in seguito. Il campanile attuale venne edificato solo nel 1950.